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Storia della via ferrata

Dai campi di battaglia alle pareti sportive – il destino affascinante di una disciplina nata sotto i proiettili.

Il termine «via ferrata» – letteralmente «strada di ferro» – designa oggi un percorso alpinistico attrezzato con cavi d’acciaio, pioli e scale metalliche fissati nella roccia. Dietro questa definizione sportiva si nasconde una storia straordinaria, intimamente intrecciata con le grandi tragedie del XX secolo, con il genio degli ingegneri militari e con la passione degli alpinisti.

Le date fondamentali

~1843

Prime attrezzature documentate nelle Alpi austriache – pioli di ferro infissi per agevolare la salita al massiccio del Dachstein.

1869

Installazione di chiodi fissi sul Monte Cristallo (Dolomiti) da parte di guide alpine.

23 mag. 1915

L’Italia dichiara guerra all’Austria-Ungheria. Il fronte attraversa le Dolomiti : gli ingegneri militari attrezzano le pareti su larga scala.

1915–1918

Centinaia di chilometri di cavi, scale e gallerie vengono scavati nella roccia dagli Alpini italiani e dai Kaiserjäger austroungarici.

Anni ’50

Il CAI e l’ÖAV riabilitano le vie militari e le aprono al pubblico. Nascita della via ferrata ricreativa.

Anni ’70

Prime guide topo dedicate pubblicate in Italia. La disciplina acquista un nome e un’identità propri.

Anni ’80

Espansione verso Francia, Svizzera e Austria. I club alpini nazionali iniziano ad attrezzare sistematicamente nuove vie.

2002

L’UIAA pubblica raccomandazioni di valutazione unificate. In Svizzera il CAS adotta la scala K1–K6 ; a livello internazionale la notazione A–F è il riferimento.

Anni 2020

Oltre 10 000 vie attrezzate in Europa. La via ferrata è una delle discipline montane a più rapida crescita al mondo.

Le origini : l’alpinismo del XIX secolo

Prima che la guerra se ne impadronisse, l’idea di attrezzare le pareti rocciose con supporti in ferro germogliò già nel XIX secolo nel mondo alpino. I pionieri dell’alpinismo cominciarono a fissare chiodi, anelli e brevi scale nei passaggi più delicati per permettere le ascensioni a una clientela facoltosa.

Le prime attrezzature documentate risalgono a circa il 1843, nelle Alpi austriache del massiccio del Dachstein. Nel 1869 le guide del Monte Cristallo, nelle Dolomiti, fecero un ulteriore passo installando le prime attrezzature permanenti su una via aperta alla clientela turistica. Queste iniziative rimasero tuttavia isolate e artigianali – ci volle la brutalità della guerra industriale per trasformare questa pratica riservata in una rete su larga scala.

1915–1918 : La guerra delle Dolomiti, atto di nascita

Il 23 maggio 1915, l’Italia dichiara guerra all’Austria-Ungheria. La linea del fronte si estende per quasi 600 chilometri, una parte significativa dei quali attraversa le Dolomiti – quelle cattedrali di calcare che superano i 3 000 metri. Per gli stati maggiori di entrambe le parti, il problema era immediato : come far affluire soldati, materiale e munizioni attraverso pareti verticali in condizioni invernali estreme?

La risposta fu il genio militare. Gli Alpini italiani da un lato, i Kaiserjäger e gli Standsschützen austroungarici dall’altro, si lanciarono in un cantiere titanico. Cavi d’acciaio, pioli forgiati, scale metalliche, teleferiche, ponti sospesi e gallerie dinamitate nella roccia : nel giro di poche campagne, questi uomini attrezzarono centinaia di chilometri di pareti con una precisione e una determinazione stupefacenti.

Tra le realizzazioni più straordinarie spicca la Strada delle 52 Gallerie sul Monte Pasubio : una rete di 52 gallerie e sei chilometri di percorso scavato nella roccia dagli Alpini tra il 1917 e il 1918. Alla Marmolada, i soldati austriaci costruirono una città sotterranea nel ghiacciaio – la Città di Ghiaccio – capace di ospitare fino a 12 000 uomini. All’Armistizio, migliaia di metri di cavi e ferraglie rimanevano ancorati nella roccia.

« I soldati alpini hanno inciso nella roccia viva le fondamenta di una disciplina che il mondo intero pratica oggi. »

Museo della Guerra Bianca, Adamello (Italia)

La lenta democratizzazione (1945–1980)

L’Italia esce dalla guerra con un patrimonio singolare : migliaia di chilometri di vie attrezzate abbandonate in massicci diventati, in tempo di pace, straordinari terreni di gioco. Il Club Alpino Italiano (CAI) e l’Österreichischer Alpenverein (ÖAV) si fanno carico di riabilitare, mettere in sicurezza e segnalare le vie più accessibili.

La Via Ferrata delle Bocchette Centrali nel massiccio della Brenta (Dolomiti di Trento) diventa il simbolo di questo rinnovamento. Solo a partire dalla fine degli anni ’60 la disciplina acquista un nome specifico e una propria identità.

L’Europa si attrezza (1980–2000)

Negli anni ’80, la via ferrata varca i confini italiani. In Francia appaiono le prime attrezzature sistematiche nelle Alpi del Sud e nelle gole calcaree del Vercors. L’Austria sviluppa una rete densa nelle Alpi Orientali con la sua tradizione di «Klettersteig». La Germania segue nelle Alpi Bavaresi.

Gli anni ’90 portano una vera esplosione : Spagna, Slovenia e molti altri paesi si uniscono al movimento. I produttori specializzati lanciano le prime longe a Y con assorbitore di energia – una rivoluzione per la sicurezza.

CH

La Svizzera : all’incrocio di tre tradizioni alpine

La Svizzera occupa una posizione geografica e culturale unica nella storia della via ferrata. Paese di montagna per eccellenza, è al tempo stesso erede della tradizione alemannica del Klettersteig, della tradizione francofona della via ferrata e della tradizione italofona del Ticino, direttamente connessa alle origini dolomitiche.

Il Club Alpino Svizzero (CAS/SAC), fondato nel 1863 – uno dei più antichi club alpini del mondo –, ha svolto un ruolo pioneristico. A partire dagli anni ’80, le Prealpi bernesi, le Alpi vallesane, i Grigioni, Friburgo e il Ticino vedono progressivamente attrezzarsi le loro pareti emblematiche.

Il CAS ha adottato la propria scala di valutazione – la cotazione Hüsler –, da K1 (facile) a K6 (estremamente difficile), dove K sta per Klettersteig. Esattamente equivalente alla notazione austriaca A–F (K1 = A fino a K6 = F), è la scala esposta sui pannelli di partenza e nelle schede ufficiali in Svizzera. L’UIAA – con sede a Berna dal 1932 – ha pubblicato nel 2002 raccomandazioni internazionali progressivamente adottate da tutte le federazioni europee.

L’era moderna : sicurezza, valutazione e democratizzazione

Dagli anni 2000, la via ferrata conosce una crescita mondiale notevole. La combinazione di accessibilità tecnica, vertigini e paesaggi eccezionali attira ogni anno nuovi praticanti, dalle famiglie agli alpinisti esperti. La longe a Y con assorbitore di energia, oggi obbligatoria, dissipa fino all’80 % dell’energia di una caduta.

Nel 2009, le Dolomiti vengono iscritte nel Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. La disciplina continua ad evolversi : vie ferrate acquatiche, percorsi notturni, itinerari a tema storico – ogni anno nuove vie arricchiscono il patrimonio alpino mondiale.

La via ferrata in cifre

> 10 000
Vie attrezzate in Europa
1915
Nascita moderna (Dolomiti)
K1 – K6
Cotazione Hüsler (= A–F UIAA)
> 100
Vie ferrate in Svizzera