Gli errori più comuni in via ferrata
Le competenze da sole non bastano, una buona preparazione è fondamentale.
Ogni anno, arrampicatori pur a proprio agio si ritrovano in difficoltà. Non perché la via ferrata superasse il loro livello tecnico, ma perché una decisione presa ancora prima di toccare il primo gradino ha fatto vacillare tutto: una partenza troppo tardiva, una via scelta su una foto piuttosto che sulle sue caratteristiche reali, una cattiva sinergia di gruppo. La competenza sul cavo non basta, la preparazione fa parte di un'uscita riuscita.
Partire troppo tardi nella giornata
L'errore più frequente, e il più subdolo, perché si vede solo a posteriori. Molti ferratisti calcolano la durata della via ferrata in sé, ma dimenticano di sommare la marcia di avvicinamento e il tempo di ritorno, a volte più lunghi della via stessa. Risultato: un gruppo partito a mezzogiorno si ritrova a scendere al calar della notte. Pianificare l'uscita prima di partire è la chiave del successo, e non solo la durata indicata sulla scheda della via ferrata, considerate anche i tempi di viaggio, le pause, ecc.
Scegliere una via ferrata solo in base all'altitudine o alle foto
Una bella foto o un'altitudine impressionante non dicono nulla sulla difficoltà reale di una via ferrata, né sulla lunghezza del suo avvicinamento. Questa trappola è tanto più frequente in quanto i social media mettono in evidenza le vie ferrate visivamente più spettacolari, non necessariamente quelle più adatte a un dato livello. Prima di scegliere una via, la cotazione (K1-K6) e il tempo di avvicinamento restano le due informazioni che contano davvero, ben prima dell'estetica del percorso.
Trascurare la propria forma fisica del giorno
Una via ferrata affrontata dopo una grande escursione il giorno prima, una notte insonne, o dopo un'altra attività fisica intensa, non si vive mai come la stessa via affrontata freschi e riposati. Non è una questione di competenza tecnica, ma di lucidità e forza reale disponibile quel giorno. Pianificare l'uscita tenendo conto della fatica accumulata, e non solo della condizione fisica generale, evita molte situazioni in cui ci si ritrova a lottare su un passaggio che di solito si padroneggia molto bene.
La sinergia di un gruppo
Partire in più persone è una buona pratica di sicurezza, ma un gruppo i cui livelli e velocità variano molto, senza che sia stato previsto alcun punto di raggruppamento, può diventare rapidamente un problema. Il membro più lento del gruppo si ritrova isolato, stressato di "far aspettare gli altri", mentre i più veloci si spazientiscono in cima a un passaggio esposto. Un gruppo troppo numeroso pone una sfida ulteriore: ogni via ferrata ha un solo cavo, quindi ogni arrampicatore deve attendere il proprio turno a ogni sezione tecnica, e più il gruppo è grande, più questi tempi di attesa si accumulano, con il rischio di trasformare un'uscita in montagna in una successione di pause frustranti invece che in una progressione fluida. Discutere del ritmo, limitare la dimensione del gruppo e fissare punti di raggruppamento prima di partire, non una volta sul cavo, permette a ciascuno di avanzare al proprio ritmo senza tensione.
Sottovalutare il ritorno
Molti ferratisti concentrano tutta la loro attenzione sulla via ferrata stessa e dimenticano che la discesa o il cammino di ritorno può rappresentare uno sforzo paragonabile, a volte anche superiore, alla via stessa. Una via ferrata tecnicamente moderata ma seguita da un lungo ritorno a piedi può quindi affaticare molto più del previsto, un brutto momento da passare con le gambe già stanche e un'attenzione che comincia a calare, proprio nel momento in cui la vigilanza resta necessaria su sentieri talvolta ripidi.
Non prendere mai scorciatoie in montagna
Visto dalla cima, il sentiero segnalato può sembrare ridicolmente lungo rispetto a un pendio che scende "dritto" verso il parcheggio. Questo ragionamento è una trappola classica e pericolosa: un dislivello di 400 metri in salita resta 400 metri da scendere, qualunque sia il percorso scelto, l'unica domanda è se questo percorso sia sicuro o meno. Un sentiero non segnalato può nascondere un ghiaione instabile, un pendio molto più ripido di quanto sembri visto dall'alto, o un terreno scivoloso senza alcun appiglio affidabile. Il soccorso alpino interviene regolarmente per persone bloccate o ferite dopo aver lasciato il sentiero ufficiale per guadagnare "qualche minuto". La segnaletica esiste proprio perché il terreno è stato identificato come il passaggio più sicuro, allontanarsene significa rinunciare a questa garanzia senza sempre esserne consapevoli.
Prima di partire, prendete sempre un margine. Questo margine assorbe gli imprevisti (una pausa più lunga, un passaggio più lento del previsto, un membro del gruppo stanco) senza trasformare un piccolo contrattempo in una situazione di rischio. Non rischiate la vita per qualche minuto guadagnato, evitate le scorciatoie!!
Ora sapete come evitare le trappole di preparazione che colgono anche gli arrampicatori esperti: orari, scelta del percorso, forma del giorno, gruppo e scorciatoie. Resta da equipaggiarvi bene per il grande giorno.
Come equipaggiarsi correttamente per una via ferrata